Pagina:Il tesoro.djvu/200

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l’opinione del volgo, i pregiudizi mi offendono quando due anime benedette da Dio s’incontrano.

«Ma io, ripeto, nacqui troppo presto per lei; ora non posso sognarla altrimenti che come una fata lieve, aerea, fantastica, invisibile, destinata ad altri, ma che intese la mia voce e si fermò, gentile e pietosa, per un istante ad ascoltarmi. È così, Elena, parli, parli, ma parli senza fine!»

Sì, tutto ciò era dolce e grande, ma l’accenno alla donna amata e dimenticata, distruggeva il sogno d’Elena, dandole un brusco senso della realtà. Non le era mai venuta l’idea precisa che Paolo avesse amato altre donne fortemente e grandemente: egli stesso glielo aveva lasciato intendere. Ed era forse il pensiero di possedere intero il suo cuore, per il passato, il presente e l’avvenire, che la lusingava, dandole un’immagine grandiosa di lui. Ora questa figura diminuiva, tornava alle proporzioni naturali, ed ella ne soffriva, e il dubbio temuto da Paolo la investiva:

— Mi dimenticherà come le altre!

E si sentiva gelosa di quest’amore lontano e svanito, di questa donna orante ed amata; le parve che il suo fantasma s’interponesse, impedisse la perfetta corrispondenza delle anime loro.

Con un senso di freddezza altera e sdegnosa si pentì d’aver dato del tu a Paolo, e più che mai credè di non poterlo amare. Non pensò neppure