Pagina:Il tesoro.djvu/199

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 189 —


si accennava a una estinta passione. Ei diceva di aver qualche anno prima sofferto molto per dolori d’ogni sorta, tanto che spesso gli avea sorriso il pensiero della morte.

«....ma non morii, perchè una donna pregò con amore per me, perchè la speranza d’aver trovato un’anima poetica sulla mia via mi sostenne, perchè vagheggiai un sogno, ora pur troppo disperso, che bastò a reggermi nella lotta dolorosa di quegli anni.»

«....Le dissi che il mio sogno è svanito; non per mia colpa; la donna che pregava m’è ancor sacra nella memoria, ma essa stessa ha distrutto l’idolo. La benedico ancora per il bene che mi fece, ma non la vedo più, e ogni relazione è rotta fra noi.

«Ma di questa e di altre brevi illusioni io le dirò un altro giorno, quando la confidenza sarà più intima. Già prevedo però quello ch’ella vorrà dirmi: «Anche di me forse s’illude, e dopo avermi sollevata molto in alto mi lascerà cader dalla memoria.» No, Elena, se ella non lo vorrà! Negli affetti io cerco quel che dò, il pieno abbandono, la sincerità perfetta. Ogni dissimulazione mi raffredda e mi impaura. Di me non nascondo nulla, e nell’anima che ravvolge la mia cerco la luce chiara; ogni ombra mi turba. La Psiche deve aver libero volo, e sprofondarsi nel cielo azzurro come negli abissi, impavida e sicura; le piccole e grandi bugie, i sotterfugi, le malizie,