Pagina:Il tesoro.djvu/212

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porci grassi e belli. La notte era propizia, perchè la neve copriva le tracce dell’onesta comitiva, e il rumore del vento poi finiva di accomodar la faccenda.

Solo dopo molti sforzi i pastori s’erano liberati dai loro lacci, e Antoni era sceso nel paese mentre l’altro si era messo coraggiosamente dietro i ladri; ma la graziosa compagnia era già molto lontana.

Alessio e Salvatore, bianchi in viso per la rabbia e il dolore, giacchè il danno era enorme per loro, cominciarono a imprecare maledettamente. Senza indugio furono sellati i cavalli, e il pastore corse ad avvisare i carabinieri e la compagnia dei barraceli, di cui Salvatore e Alessio facevano parte; ma zio e nipote partirono subito, come due anime dannate, armati e incappucciati. Cicchedda volle uscir col lume fino al portone, ma il vento glielo spense, le sollevò le vesti e le strappò di testa il fazzoletto.

La notte era intensamente fredda, il cielo basso, di una bianchezza fosca e uniforme; una luce tenue e triste, emanata dalla neve, illuminava stranamente la via, e il vento furiosissimo imperversava.

I cavalli, spronati crudelmente, partirono con galoppo rapido e disperato, senza tuttavia produrre alcun rumore sulla neve della strada; Cicchedda richiuse il portone battendo i denti