Pagina:Il tesoro.djvu/213

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per l’emozione e il freddo. Quasi quasi piangeva, tanto partecipava al dolore di Alessio, tanto soffriva nel vederlo partire così, di notte, tra il vento e la neve, incontro a una misteriosa avventura.

Benchè il giorno fosse ancor molto lontano, le donne non pensarono di tornare a letto; erano spaventate, dolenti e sofferenti; Agada e Cicchedda specialmente, la prima perchè dalla vendita dei porci sperava di rimediare a molte cose, a molti fastidi che ora le tornavano dolorosamente al pensiero; la seconda perchè pensava sempre al dispiacere e allo strapazzo di Alessio.

Costanza, muta e rigida, sentiva pur essa un’emozione sgradevole e ansiosa, ma se non ci fosse stato di mezzo zio Salvatore e i suoi interessi avrebbe provato un gusto malvagio e segreto nel veder soffrire così evidentemente Cicchedda.

Zia Agada si accoccolò accanto al fuoco, bianca in volto e con gli occhi smarriti; il suo pensiero lavorava angosciosamente, e la visione dei ladri che tra la bufera e nel mistero delle montagne spingevano il branco dei porci e quella di Salvatore e d’Alessio che galoppavano contro al vento, nell’orrore della notte, esposti a tutti i pericoli, la impressionavano dolorosamente. Anche Cicchedda era dietro di lui e aveva paura, e un presentimento di cose angosciose e terribili le serrava la gola. A un tratto, affievolito dal