Pagina:Il tesoro.djvu/236

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nascosta, che poi si fece acuta ed acerba. Oh che cercava intorno a lui quella sciocca? Perchè lo spiava? Non poteva egli fare quel che gli pareva e piaceva? Si sentiva avvilito, e si domandava che avrebbe fatto quel sacco di fiele di sua cugina, se avesse scoperto quanto cercava di scoprire. Avrebbe forse suscitato uno scandalo, o forse gli avrebbe comandato di non fare quel che gli pareva e piaceva? Comandare? A chi? A lui?

Si mise a rider fra sè acerbamente. Pensò che Costanza poteva scacciar Cicchedda. Ma che forse egli non poteva vederla anche fuori di quella casa? Ma poteva andarsene magari lui, se continuavano a seccarlo! Non era già a peso loro, anzi il diavolo sapeva se era egli a mangiar del loro, o essi ad usufruir del suo!

— E come, perdio! — Si ricordò allora dei consigli e delle minacce di zio Salvatore, quel giorno che salivano sui monti ed avevano incontrato quel vigliacco di Scoppetta. Ma egli s’infischiava altissimamente di quel vecchio matto di zio Brindis, e di tutta la parentela.

Tornò a rider fra sè insensatamente, e provando un nervoso istinto di antipatia verso Costanza, che forse lo spiava d’accordo con quella vecchia strega di zia Agada e con quel vecchio sciocco di zio Salvatore, ebbe un vivo desiderio di far imprudenti dispetti. Cominciò a parlar