Pagina:Il tesoro.djvu/238

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 228 —


Chinandosi sul bimbo ella disse con voce bassa e supplichevole:

— Perchè fai così, Alessio? Perchè le parli male? Perciò se la prende con me, oh, se sapessi come!...

Le lagrime le velarono gli occhi e la voce le tremò: egli ne sentì molto dolore, molta indignazione, e disse a denti stretti:

— Vorrei prenderla a schiaffi!

— Non farlo, non farlo, abbi carità di me! — gemè ella, e ancora china sollevò verso di lui gli occhi pieni di lagrime, con tale dolore e umiliazione e passione, ch’egli sentì aumentare il suo odio per la cugina.

In quello stesso punto sentì che Costanza spiava dietro la porta, e pensò che sarebbe schiantata dalla rabbia se finalmente si fosse accertata di quanto cercava sapere.

— Che t’importa di quella sciocca? — gridò, e stese le mani, prese quasi violentemente il capo di Cicchedda e la baciò. Allora Costanza, tremando per l’ira, con gli occhi velati, spinse la porta ed entrò.