Pagina:Il tesoro.djvu/245

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— Ma... quello lo sapete voi! Io l’ho sentito dire.... — fece la donna malignamente.

Salvatore Brindis poteva per tre mesi non accorgersi di quanto accadeva in casa sua, ma si avvide benissimo che la comare accennava maligna a qualche cosa. E disse con voce brusca guardando in avanti:

— Cosa volete dire? Cosa avete inteso dire?...

— Ma.... nulla! Solo che mandavate via Cicchedda perchè faceva all’amore con Alessio! Questo lo dice tutta la città.

— Tutta la città? Ma che città d’Egitto! Cosa può dir la città se non sciocchezze e pettegolezzi?...

— Non v’arrabbiate così, compare Salvatore.... — cominciò beffarda la donna.

Ma compare Salvatore spronò il cavallo, che quasi le sparò un calcio in viso, e s’allontanò sbuffando.

Ella restò male. — Andate un po’ ad aprir gli occhi ai ciechi, a far bene agli stolti! E come voler abbatter un masso con la fronte! — pensò melanconicamente, e non s’accorse che le fronde cadevano dal fazzolettaccio pieno degli erbaggi rubati.

Salvatore Brindis rientrò a casa con una ciera chiusa, e Agada, che ne conosceva bene i malumori silenziosi, e li temeva più delle collere violente, lo guardò senza chiedergli nulla, aspettando ch’egli parlasse.