Pagina:Il tesoro.djvu/257

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gli fece un lungo e insinuante discorso per convincerlo di ritornar dai Brindis.

— Voi avete ragione — disse Alessio — ma come volete che ritorni se son stato cacciato?

— Si accomoderà ogni cosa; ma tu fa il prudente, fa il savio. Che scandalo, che danno non è questo?

Egli se ne andò dandole ragione, ma in quella mattina fece ritirare da casa Brindis le sue provviste e il suo vino. Le persone mandate per ciò gli riferirono che Salvatore aveva sul proposito riso e scherzato beffardamente con leggerezza insultante.

Egli non disse nulla, ma fra sè fremè d’ira e ogni sua buona disposizione svanì.

Così restò a casa sua, con una donna di servizio, cercata da lui con poco tatto e nessuna competenza. Non era buona a nulla e lo interrogava e infastidiva per ogni piccola cosa domestica; dopo tre giorni, in cui ella aveva malamente preso possesso della casa, e Domenico aveva sempre strillato e pianto, Alessio si sentì disperato. Gli toccava dar da mangiare al bimbo, e trattenersi a lungo per tentar di calmarlo; ma invano; solo il sonno vinceva Domenico, che in pochi giorni cambiò fisionomia, dimagrì, e un cerchio bluastro gli cerchiò i begli occhi verdi.

Alessio, tormentato anche dalle altre piccole miserie domestiche, non poteva uscir in campagna, nè curare i suoi affari: in fondo desi-