Pagina:Il tesoro.djvu/262

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e di latte coagulato secco, i piatti erano pieni di vino, e la saliera rigurgitava d’acqua. C’era soltanto un uovo rotto e un avanzo di minestra da poter dare al bambino.

La collera muta e profonda che vinceva Alessio nei suoi momenti più cupi, lo assalì. Pensò come Costanza avrebbe crudelmente riso davanti allo spettacolo di quell’armadio, e chiamata la serva, stese la mano, e chiese:

— Cos’è tutto questo sudiciume?

— Cos’è? cos’è? — strillò la donna, senza volersi voltare. — È nulla, non c’è nulla!

— Non c’è nulla? Te lo do io il nulla; ma voltati e guarda bene lì dentro!

L’altra non guardò punto, e continuò a borbottare:

— Io non mi faccio a pezzi: tutto in ordine non può stare!

— Ma voltati e guarda, perdio!

— Non c’è bisogno che alziate la voce....

E intanto non gli dava il gusto di guardare. Domenico piangeva sconsolatamente, ed egli, irritato in sommo grado da quei lamenti e dalla caparbietà della serva, gridò facendosi rosso:

— Ah, non ti volti, figlia del diavolo? Ti faccio guardar io....

E l’afferrò violentemente per la testa, per farla rivolgere verso l’armadio.

— Aiuto, aiuto, chè il padrone mi strangola!... — si mise a gridare la serva.