Pagina:Il tesoro.djvu/267

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— L’hai sentito ora? — domandò comare Franzisca a Cicchedda.

— Sì, ma non dice che c’è bisogno di me.

— Ma se è malato appunto per ciò! — esclamò l’altra giungendo le mani. — Andiamo; è un’opera di carità alla fine. Entriamo soltanto a vederlo. Non ci vede nessuno.

E la indusse ad entrare. Quando vide Domenico dimagrito e sofferente, Cicchedda si rimise a piangere.

Il bimbo invece le sorrise, e Alessio credè veder i grandi occhi verdi lasciar la loro espressione di sofferenza straziante, e animarsi e risplendere.

Era illusione o realtà? Certo, dalle mani di Cicchedda, Domenico prese con dolcezza, come nel passato, il semolino e la medicina; poi furono le sue braccine dimagrite che la trattennero più che le preghiere e le minacce di Alessio.

Quando i Brindis seppero che ella avea preso possesso della casa di Alessio, parvero dar di volta nel cervello: Salvatore smaniava, le donne mandarono ambasciate amare ed insultanti al giovine, ma egli prudentemente non rispondeva. Un giorno però, rientrando, vide dallo svolto della via un lembo del cappotto di Salvatore Brindis sparire entro la porta di casa sua.

— Cosa cerca? — si chiese meravigliato.

Si fermò sorpreso sulla via, preparando le

Deledda, Il tesoro. 14