Pagina:Il tesoro.djvu/269

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voltura, sentiva un vago timore, e desiderava che Alessio rientrasse.

Il lungo silenzio e la fisionomia del suo ex padrone l’inquietavano; e non sapendo cosa altro dirgli gli ripeteva:

— Ma sedetevi, zio Salvatore....

— Non importa ch’io mi sieda; son poche parole che devo dirti — esclamò egli alla fine, abbassando e poi sollevando la testa, e sempre camminando. — Ti ricordi quando io ti trovai sullo stradale di Oliena?...

— Siete venuto per dirmi questo, zio Salvatore? — interruppe ella. Dopo tutto il suo ex padrone non aveva alcun diritto d’insultarla.

— Questo ed altro, ma lasciamo stare. Io credevo allora di far un’opera buona, credevo di salvare una creatura, invece...

— Invece?...

— Cosa fai tu in casa di mio nipote? — gridò egli facendosi più rosso del solito. — Credi forse che egli ti sposi, sciocca, che altro non sei?

— Ma, zio Salvatore! — diss’ella, bianca e fremente. — Perchè venite ad insultarmi? Vi sto forse cercando io? Non vi basta d’avermi scacciata di notte....

— Potevi rientrare in casa mia di giorno, se l’avessi voluto.... Ora però....

— Io? — gridò ella, puntandosi un dito sul petto. — Io rientrare in casa vostra! Il fuoco ci passi prima!