Pagina:Il tesoro.djvu/288

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E la tristezza della fine la seguiva in ogni passo: che avrebbe oramai fatto, pensato, ora, domani, posdomani e sempre?

Intanto vagava pensando a Sara, alla donna cattiva, alla donna corrotta, vicino a cui Paolo aveva osato collocare lei e il suo puro amore. Se ne sentiva offesa ed umiliata; sentiva il suo puro amore corrompersi e dissolversi al solo riflesso della vita di Sara. Ella stessa non era forse già coperta di abominazione, per aver amato un uomo non libero, non cristiano?

Solo il dolore l’avrebbe purificata, ma intanto non poteva sopportarlo con rassegnazione; e a misura che il tempo scorreva, la ferita si allargava, sanguinando, sbranandole tutta l’anima.

Non entrò nel salotto per non soffrire di più, perchè troppi sogni v’erano rinchiusi, sotto lo sguardo del ritratto di lui, nella dolce penombra. Avrebbe voluto non ridiscender neppure nel giardino, ma dopo il tramonto, scese, sentendosi soffocare.

Il cielo era coperto, ma l’occidente ardeva, come per il riflesso d’un fuoco lontano, e nell’aria immobile gravava un pesante e amaro profumo di stoppie incendiate. Ella si guardò attorno spaurita, quasi che da molto tempo non avesse posto piede laggiù.

Come nell’anima sua, tutto era incendiato là intorno; le ultime rose s’erano sfogliate, pochi fiori, dopo aver lottato col sole, ora reclina-