Pagina:Il tesoro.djvu/302

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subito, fortemente, l’idea di guadagnarsi le tre mila lire andando a dire alle autorità:

— Signori, io sono in grado di consegnare il corpo del latitante Sebastiano Murta!

Tornò a guardar fissamente in fondo alle rocce, tenendosi stretta nella mano destra la barbetta rossa, e domandò:

— Ma è proprio lui? sicuro ne sei?

— Diavolo! — disse Alessio, ridendo come fra sè. — Ti avrei condotto qui se fosse stato altrimenti?

— Chi l’ha ucciso? Tu forse? — chiese l’altro, sollevandosi ancora e fissando i suoi occhi turchini sul viso del paesano. — Eravate nemici e ti recava molti danni....

— Ora, certo, non me ne farà più! — esclamò Alessio, evitando la prima domanda, che l’altro non rifece.

— Ti ho portato qui — disse poi, mentre s’allontanavano dalle rocce — affinchè tu sia in grado di dare indicazioni precise. Ora arrangiati, Cosimo.

— No! no! io non farò nulla! — rispose Cosimo vivamente; e restò a lungo assorto guardando le vacche, ascoltando il richiamo della gazza, che si perdeva lontano per il bosco.

— Che si direbbe di me? — disse a un tratto, con un sorriso amaro. — Si direbbe che l’ho ucciso io!