Pagina:Il tesoro.djvu/303

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— Macchè! nessuno lo potrà sapere! — rispose Alessio con freddezza.

Allora Cosimo gli domandò perchè non ritirava lui stesso la taglia.

— A me basta che non mi molesti più, che non uccida il mio bestiame e non attenti alla mia vita e a quella di zio Salvatore Brindis. — rispose Alessio con fierezza.

Bancu ne provò sdegno e umiliazione, e parole amare gli vennero alle labbra, ma tacque, e durante il ritorno sotto l’ardente sole del pomeriggio cadde in una cupa tristezza.

Rientrando in città si separarono freddamente, ma allontanatosi di pochi passi, Alessio fece eseguire una giravolta alla cavalla e con un sorriso che gli spianava il volto disse:

— Eh, Cosimo, di’ a tua sorella Elena che uno di questi giorni devo venirle a parlare.

— Cosa vuole costui da Elena? — pensò Cosimo con disprezzo.

Volgendosi sulla sella fece un cenno con la testa, come per dire con indifferenza: — Sì, glielo dirò — e s’allontanò spronando il cavallo.

Appena rientrato, cercò di Elena, e provò una tristezza ancor più grave trovandola coricata e febbricitante.

— Cos’hai. Elena? — domandò timidamente.

— Oh, non è nulla! — diss’ella, ma rabbrividiva per la febbre, e tanta sofferenza fisica