Pagina:Il tesoro.djvu/342

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tagne, donne, nuvole, statue, e di tante altre cose nominate dai versi, gli passarono rapidamente nella percezione forzata, a cui il pensiero finiva con l’adattarsi dolcemente.

A poco a poco perdette la sensazione spiacevole della luce e dei rumori del treno; altre figure, non chiamate, gli apparvero, fra cui quella di una bambina bella in costume nuorese, e di un muro cadente coperto di musco, su cui il sole batteva dolcemente, così dolcemente che il pensiero vi si smarrì, tremò un poco e si spense del tutto.

Giunse a Nuoro alle cinque pomeridiane. Per non incontrare persone che riconoscendolo potevano fermarlo e trattenerlo, uscendo dall’albergo s’avviò a casa di Elena per strade poco frequentate.

Era un pomeriggio quieto e splendido; nelle vie soleggiate non s’incontrava nessuno, e nell’aria spirava un lontano profumo d’erba calda, di campagna, di pascoli addormentati nel tepore e nella luce del tramonto.

Paolo camminò tranquillo fino allo svolto della via nel cui centro s’ergeva la casa d’Elena; ma quando fu vicino alla porla provò un profondo smarrimento, quasi un senso di tristezza. Per qualche secondo il cuore cessò di pulsare, poi, mentre la mano afferrava il battente della porta, e gli occhi scorgevano tutte le finestre ermeti-