Pagina:Iliade (Monti).djvu/114

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v.661 libro quarto 103

Franse ambidue li nervi e la caviglia
L’improbo sasso, ed ei cadde supino
Nella sabbia, e mal vivo ambo le mani
Ai compagni stendea. Sopra gli corse
Il percussore, e l’asta in mezzo all’epa665
Gli cacciò. Si versâr tutte per terra
Le intestina, e mortale ombra il coperse.
   All’irruente Piro allor l’Etólo
Toante si rivolge; e lui nel petto
Con la lancia ferendo alla mammella670
Nel polmon gliela ficca. Indi appressato
Gliela sconficca dalla piaga; e in pugno
Stretta l’acuta spada glie l’immerse
Nella ventraia, e gli rapío la vita;
L’armi non già, chè intorno al morto Piro675
Colle lungh’aste in pugno irti di ciuffi
Affollârsi i suoi Traci, e il chiaro Etólo,
Benché grande e gagliardo, allontanaro
Sì che a forza respinto si ritrasse.
   Così l’uno appo l’altro nella polve680
Giacquero i due campioni, il tracio duce,
E il duce degli Epei. Dintorno a questi
Molt’altri prodi ritrovâr la morte.
   Chi da ferite illeso, e da Minerva
Per man guidato, e preservato il petto685
Dal volar degli strali, avvolto in mezzo
Alla pugna si fosse, avría le forti
Opre stupito degli eroi, chè molti
E Troiani ed Achivi nella polve
Giacquer proni e confusi in quel conflitto.690