Pagina:Iliade (Monti).djvu/116

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ILIADE

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LIBRO QUINTO


ARGOMENTO

Diomede, coll’aiuto di Pallade, fa le più mirabili prove. È ferito da Pandaro con una freccia. Minerva gli ridona il vigore. Ritorna egli alla pugna ed uccide molti nemici, fra’ quali Pandaro; con un sasso colpisce Enea nel ginocchio. Venere, accorsa per salvare il figlio, è da lui ferita in una mano. Salita all’Olimpo la Dea, è risanata da Peone. Enea, inseguito da Diomede, viene tratto in salvo da Apollo. Marte incoraggia i Troiani. Sarpedonte uccide Tlepolemo. Prevalendo Ettore e Marte, Diomede è costretto a retrocedere. Giunone e Minerva discendono a soccorrere i Greci. Diomede, istigato da Minerva, ferisce Marte nel ventre. Il Dio, mugghiando pel dolore, sale al cielo, ed è rampognato da Giove. Peone risana la sua ferita.


Allor Palla Minerva a Dïomede
Forza infuse ed ardire, onde fra tutti
Gli Achei splendesse glorïoso e chiaro.
Lampi gli uscían dall’elmo e dallo scudo
D’inestinguibil fiamma, al tremolío5
Simigliante del vivo astro d’autunno,
Che lavato nel mar splende più bello.
Tal mandava dal capo e dalle spalle
Divin foco l’eroe, quando la Diva
Lo sospinse nel mezzo ove più densa10
Ferve la mischia. Era fra’ Teucri un certo
Darete, uom ricco e d’onoranza degno,
Di Vulcan sacerdote, e genitore