Pagina:Iliade (Monti).djvu/129

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118 iliade v.422

Corridori d’Enea; di mezzo ai Teucri
Agli Achivi li spinge, ed alle navi
Spedisceli fidati al dolce amico
Dëipilo, cui sopra ogni altro eguale,425
Perchè d’alma conforme, in pregio ei tiene.
Esso intanto l’eroe capaneíde
Rimontato il suo cocchio, e in man riprese
Le rilucenti briglie, allegramente
De’ cavalli sonar l’ugna facea430
Dietro il Tidíde che coll’empio ferro
L’alma Venere insegue, la sapendo
Non una delle Dee che de’ mortali
Godon le guerre amministrar, siccome
Minerva e la di mura atterratrice435
Torva Bellona, ma un’imbelle Diva.
Poichè raggiunta per la folta ei l’ebbe,
Abbassò l’asta il fiero, e coll’acuto
Ferro l’assalse, e della man gentile
Gli estremi le sfiorò verso il confine440
Della palma. Forò l’asta la cute,
Rotto il peplo odoroso a lei tessuto
Dalle Grazie, e fluì dalla ferita
L’icóre della Dea, sangue immortale,
Qual corre de’ Beati entro le vene;445
Ch’essi, nè frutto cereal gustando
Nè rubicondo vino, esangui sono,
E quindi han nome d’Immortali. Al colpo
Died’ella un forte grido, e dalle braccia
Depose il figlio, a cui difesa Apollo450
Corse tosto, e l’ascose entro una nube,
Onde camparlo dall’achee saette.
   Il bellicoso Dïomede intanto,
Cedi, figlia di Giove, alto gridava,
Cedi il piè dalla pugna. E non ti basta455