Pagina:Iliade (Monti).djvu/13

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2 iliade v.7

L’alto consiglio s’adempía), da quando
Primamente disgiunse aspra contesa
Il re de’ prodi Atride e il divo Achille.
10E qual de’ numi inimicolli? Il figlio
Di Latona e di Giove. Irato al Sire
Destò quel Dio nel campo un feral morbo,
E la gente pería: colpa d’Atride
Che fece a Crise sacerdote oltraggio.
15Degli Achivi era Crise alle veloci
Prore venuto a riscattar la figlia
Con molto prezzo. In man le bende avea,
E l’aureo scettro dell’arciero Apollo:
E agli Achei tutti supplicando, e in prima
20Ai due supremi condottieri Atridi:
O Atridi, ei disse, o coturnati Achei,
Gl’immortali del cielo abitatori
Concedanvi espugnar la Prïameia
Cittade, e salvi al patrio suol tornarvi.
25Deh mi sciogliete la diletta figlia,
Ricevetene il prezzo, e il saettante
Figlio di Giove rispettate. — Al prego
Tutti acclamâr: doversi il sacerdote
Riverire, e accettar le ricche offerte.
30Ma la proposta al cor d’Agamennóne
Non talentando, in guise aspre il superbo
Accommiatollo, e minaccioso aggiunse:
Vecchio, non far che presso a queste navi
Ned or nè poscia più ti colga io mai;
35Chè forse nulla ti varrà lo scettro
Nè l’infula del Dio. Franca non fia
Costei, se lungi dalla patria, in Argo,
Nella nostra magion pria non la sfiori
Vecchiezza, all’opra delle spole intenta,