Pagina:Iliade (Monti).djvu/138

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v.727 libro quinto 127

E Dïócle costor, mastri di guerra
D’un sol parto acquistati. Aveano entrambi
Già fatti adulti navigato a Troia
Per onor degli Atridi, e qui la vita730
Entrambi terminâr. Quai due leoni,
Cui la madre sul monte entro i recessi
D’alto speco educò, fan ruba e guasto
Delle mandre, de’ greggi e delle stalle,
Finchè dal ferro de’ pastor raggiunti735
Caggiono anch’essi; e tali allor dall’asta
D’Enea percossi caddero costoro
Col fragor di recisi eccelsi abeti.
   Strinse pietà dei due caduti il petto
Del prode Menelao, che tosto innanzi740
Si spinse di lucenti armi vestito
L’asta squassando. E Marte, che domarlo
Per man d’Enea fa stima, il cor gli attizza.
Del magnanimo Nestore il buon figlio
Antiloco osservollo, e un qualche danno745
Paventando all’Atride, un qualche grave
Storpio all’impresa degli Achei, processe
Nell’antiguardo. Già s’aveano incontro
Abbassate le picche i due campioni
Pronti a ferir, quando d’Atride al fianco750
Antiloco comparve: e di due tali
Viste le forze in un congiunte, Enea,
Benchè prode guerriero, retrocesse.
Trassero questi tra gli Achei gli estinti
Orsiloco e Cretone, e d’ambedue755
Le miserande spoglie in man deposte
Degli amici, dier volta, e nella pugna
Novellamente si mischiâr tra’ primi.
   Fu morto il duce allor de’ generosi
Scudati Paflagoni, il marzïale760