Pagina:Iliade (Monti).djvu/140

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v.795 libro quinto 129

Retrocesse il Tidíde, e al suo drappello795
Volgendo le parole: Amici, ei disse,
Qual fia stupor se forte d’asta e audace
Combattente si mostra il duce Ettorre?
Sempre al fianco gli viene un qualche iddio
Che alla morte l’invola; ed or lo stesso800
Marte in sembianza d’un mortal l’assiste.
Non vogliate attaccar dunque co’ numi
Ostinata contesa, e date addietro,
Ma col viso ognor vôlto all’inimico.
   Mentr’egli sì dicea, scagliârsi i Teucri805
Addosso alla sua schiera. E quivi Ettorre
A morte mise due guerrier, nell’armi
Assai valenti e in un sol cocchio ascesi,
Anchïalo e Meneste. Ebbe di loro
Pietade il grande telamonio Aiace,810
E fêssi avanti e stette, e la lucente
Asta lanciando, Anfio colpì, che figlio
Di Selago tenea suo seggio in Peso
Ricco d’ampie campagne. Ma la nera
Parca ad Ilio il menò confederato815
Del re troiano e de’ suoi figli. Il colse
Sul cinto il lungo telamonio ferro,
E nell’imo del ventre si confisse.
Diè cadendo un rimbombo, e a dispogliarlo
Corse l’illustre vincitor; ma un nembo820
I Troiani piovean di frecce acute
Che d’irta selva gli coprîr lo scudo.
Ben egli al morto avvicinossi, e il petto
Calcandogli col piè, la fulgid’asta
Ne sferrò, ma dall’omero le belle825
Armi rapirgli non poteo: sì densa
La grandine il premea delle saette.
E temendo l’eroe nol circuisse