Pagina:Iliade (Monti).djvu/157

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146 iliade v.80

Da sè con mano il supplicante, e lui80
Ferì tosto nel fianco Agamennóne,
E supino lo stese. Indi col piede
Calcato il petto ne ritrasse il telo.
   Nestore intanto in altra parte accende
L’acheo valor, gridando: Amici eroi,85
Dánai di Marte alunni, alcun non sia
Ch’ora badi alle spoglie, e per tornarne
Carco alle navi si rimanga indietro.
Non badiam che ad uccidere, e gli uccisi
Poi nel campo a bell’agio ispoglieremo.90
   Fatti animosi a questo dir gli Achei
Piombâr su i Teucri, che scorati e domi
Di nuovo in Ilio si sarían racchiusi,
Se il prestante indovino Eleno, figlio
Del re troiano, non volgea per tempo95
Ad Ettore e ad Enea queste parole:
   Poiché tutta si folce in voi la speme
De’ Troiani e de’ Licii, e che voi siete
I miglior nella pugna e nel consiglio,
Voi, Ettore ed Enea, qui state, e i nostri100
Alle porte fuggenti rattenete,
Pria che, con riso del nemico, in braccio
Si salvin delle mogli. E come tutte
Ben rincorate le falangi avrete,
Noi di piè fermo, benchè lassi e in dura105
Necessitade, qui farem coll’armi
Buon ripicco agli Achei. Ciò fatto, a Troia
Tu, Ettore, ten vola, ed alla madre
Di’ che salga la rocca, e del delubro
A Minerva sacrato apra le porte,110
E vi raccolga le matrone, e il peplo
Il più grande, il più bello, e a lei più caro
Di quanti in serbo ne’ regali alberghi