Pagina:Iliade (Monti).djvu/156

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
v.46 libro sesto 145

Melanzio; e l’asta dell’eroe Leíto
Il fuggitivo Filaco trafisse.
   Ma l’Atride minor, strenuo guerriero,
Vivo Adrasto pigliò. Repente ombrando
Li costui corridori, e via pel campo50
Paventosi fuggendo in un tenace
Cespo implicârsi di mirica, e quivi
Al piede del timon spezzato il carro
Volâr con altri spaventati in fuga
Verso le mura. Prono nella polve55
Sdrucciolò dalla biga appo la ruota
Quell’infelice. Colla lunga lancia
Menelao gli fu sopra; e Adrasto a lui
Abbracciando i ginocchi e supplicando:
Pigliami vivo, Atride; e largo prezzo60
Del mio riscatto avrai. Figlio son io
Di ricco padre, e gran conserva ei tiene
D’auro, di rame e di foggiato ferro.
Di questi largiratti il padre mio
Molti doni, se vivo egli mi sappia65
Nelle argoliche navi. - A questo prego
Già dell’Atride il cor si raddolcía,
Già fidavalo al servo, onde alle navi
L’adducesse; quand’ecco Agamennóne
Che a lui ne corre minaccioso e grida:70
Debole Menelao! e qual ti prende
De’ Troiani pietà? Certo per loro
La tua casa è felice! Or su; nessuno
De’ perfidi risparmi il nostro ferro,
Nè pur l’infante nel materno seno:75
Perano tutti in un con Ilio, tutti
Senza onor di sepolcro e senza nome.
   Cangiò di Menelao la mente il fiero
Ma non torto parlar, sì ch’ei respinse