Pagina:Iliade (Monti).djvu/155

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144 iliade v.13

Chiome, e nell’osso gli piantò la punta
Sì che i lumi gli chiuse il buio eterno.
   Tolse la vita al Teutraníde Assilo15
Il marzio Dïomede. Era d’Arisbe
Bella contrada Assilo abitatore,
Uom di molta ricchezza, a tutti amico,
Chè tutti in sua magion, posta lunghesso
La via frequente, ricevea cortese.20
Ma degli ospiti ahi! niuno accorse allora,
Niun da morte il campò. Solo il suo fido
Servo Calesio, che reggeagli il cocchio,
Morto ei pur dal Tidíde, al fianco cadde
Del suo signore, e con lui scese a Pluto.25
   Euríalo abbatte Ofelzio e Dreso; e poscia
Esepo assalta e Pedaso gemelli,
Che al buon Bucolïone un dì produsse
La Naiade gentile Abarbaréa.
Bucolïon del re Laomedonte30
Primogenito figlio, ma di nozze
Furtive acquisto, conducea la greggia
Quando alla ninfa in amoroso amplesso
Mischiossi, e di costor madre la feo.
Ma quivi tolse ad ambedue la vita35
E la bella persona e l’armi il figlio
Di Mecistéo. Fur morti a un tempo istesso
Astïalo dal forte Polipete;
Il percosso Pidíte dall’acuta
Asta d’Ulisse; Aretaon da Teucro.40
D’Antiloco la lancia Ablero atterra,
Élato quella del maggiore Atride,
Élato che sua stanza avea nell’alta
Pedaso in riva dell’ameno fiume
Satnioente. Euripilo prostese45