Pagina:Iliade (Monti).djvu/163

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152 iliade v.284

Quanti a’ miei teli n’offriranno i numi,
Od il mio piè ne giungerà. Tu pure285
Troverai fra gli Achivi in chi far prova
Di tua prodezza. Di nostr’armi il cambio
Mostri intanto a costor, che l’uno e l’altro
Siam ospiti paterni. Così detto,
Dal cocchio entrambi dismontâr d’un salto,290
Strinser le destre, e si dier mutua fede.
Ma nel cambio dell’armi a Glauco tolse
Giove lo senno. Aveale Glauco d’oro,
Dïomede di bronzo: eran di quelle
Cento tauri il valor, nove di queste.295
   Al faggio intanto delle porte Scee
Ettore giunge. Gli si fanno intorno
Le troiane consorti e le fanciulle
Per saper de’ figliuoli e de’ mariti
E de’ fratelli e degli amici; ed egli,300
Ite, risponde, a supplicar gli Dei
In devota ordinanza, itene tutte,
Ch’oggi a molte sovrasta alta sciagura.
   De’ regali palagi indi s’avvía
Ai portici superbi. Avea cinquanta305
Talami la gran reggia edificati
L’un presso all’altro, e di polita pietra
Splendidi tutti. Accanto alle consorti
Dormono in questi i Priamídi. A fronte
Dodici altri ne serra il gran cortile310
Per le regie donzelle, al par de’ primi
Di bel marmo lucenti, e posti in fila.
Di Priamo in questi dormono gl’illustri
Generi al fianco delle caste spose.
   Qui giunto Ettorre, ad incontrarlo corse315
L’inclita madre che a trovar sen gía
Laodice, la più delle sue figlie