Pagina:Iliade (Monti).djvu/17

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6 iliade v.142

Non uscì di tua bocca a me gradito.
Al maligno tuo cor sempre fu dolce
Predir disastri, e d’onor vote e nude
Son l’opre tue del par che le parole.145
E fra gli Argivi profetando or cianci
Che delle frecce sue Febo gl’impiaga,
Sol perch’io ricusai della fanciulla
Crisëide il riscatto. Ed io bramava
Certo tenerla in signoria, tal sendo150
Che a Clitennestra pur, da me condutta
Vergine sposa, io la prepongo, a cui
Di persona costei punto non cede,
Nè di care sembianze, nè d’ingegno
Ne’ bei lavori di Minerva istrutto.155
Ma libera sia pur, se questo è il meglio;
Chè la salvezza io cerco, e non la morte
Del popol mio. Ma voi mi preparate
Tosto il compenso, chè de’ Greci io solo
Restarmi senza guiderdon non deggio;160
Ed ingiusto ciò fôra, or che una tanta
Preda, il vedete, dalle man mi fugge.
     O d’avarizia al par che di grandezza
Famoso Atride, gli rispose Achille,
Qual premio ti daranno, e per che modo165
I magnanimi Achei? Che molta in serbo
Vi sia ricchezza non partita, ignoro:
Delle vinte città tutte divise
Ne fur le spoglie, nè diritto or torna
A nuove parti congregarle in una.170
Ma tu la prigioniera al Dio rimanda,
Chè più larga n’avrai tre volte e quattro
Ricompensa da noi, se Giove un giorno
L’eccelsa Troia saccheggiar ne dia.
     E a lui l’Atride: Non tentar, quantunque175