Pagina:Iliade (Monti).djvu/174

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v.658 libro sesto 163

E amaramente lagrimando. Giunta
Agli ettorei palagi, ivi raccolte
Trovò le ancelle, e le commosse al pianto.660
Ploravan tutte l’ancor vivo Ettorre
Nella casa d’Ettór le dolorose,
Rivederlo più mai non si sperando
Reduce dalla pugna, e dalle fiere
Mani scampato de’ robusti Achei.665
   Non producea gl’indugi in questo mezzo
Dentro l’alte sue soglie il Prïamíde
Paride: e già di tutte rivestito
Le sue bell’armi, d’Ilio folgorando
Traversava le vie con presto piede.670
Come destriero che di largo cibo
Ne’ presepi pasciuto, ed a lavarsi
Del fiume avvezzo alla bell’onda, alfine
Rotti i legami per l’aperto corre
Stampando con sonante ugna il terreno:675
Scherzan sul dosso i crini, alta s’estolle
La superba cervice, ed esultando
Di sua bellezza, ai noti paschi ei vola
Ove amor d’erbe o di puledre il tira;
Tale di Priamo il figlio dalla rocca680
Di Pergamo scendea tutto nell’armi
Esultante e corrusco come sole.
Sì ratti i piedi lo portâr, ch’ei tosto
Il germano raggiunse appunto in quella
Che dal tristo parlar si dipartía685
Della consorte. Favellò primiero
Paride, e disse: Alla tua giusta fretta
Fui di lungo aspettar forse cagione,
Venerando fratello, e non ti giunsi
Sollecito, tem’io, come imponesti.690
   Generoso timor! rispose Ettorre;