Pagina:Iliade (Monti).djvu/177

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166 iliade v.12

A cui lo partoría Filomedusa
Per grand’occhi lodata. Ettore attasta
Eïoneo di lancia alla cervice
Sotto l’elmetto, e morto lo distende.15
Glauco, duce de’ Licii, a un tempo istesso
D’un colpo di zagaglia ad Ifinóo,
Prole di Déssio, l’omero trafigge
Appunto in quella che salía sul cocchio,
E dal cocchio al terren morto il trabocca.20
   Vista la strage degli Achei, Minerva
Dall’Olimpo calossi impetuosa
Verso il sacro Ilïon. La vide Apollo
Dalla pergámea rocca, e vincitori
Bramando i Teucri, le si fece incontro25
Vicino al faggio, e favellò primiero:
   Figlia di Giove, e quale il cor t’invade
Furia novella? E qual sì grande affetto
Dall’Olimpo ti spinge? a portar forse
Della pugna agli Achei la dubbia palma,30
Poichè niuna ti tocca il cor pietade
Dello strazio de’ Teucri? Or su, m’ascolta,
E fia lo meglio. Si sospenda in questo
Giorno la zuffa, e alla novella aurora
Si ripigli e s’incalzi infin che Troia35
Cada: da che la sua caduta a voi
Possenti Dive il cor cotanto invoglia.
   Sia così, Palla gli rispose: io scesi
Fra i Troiani e gli Achei con questa mente.
Ma come avvisi di quetar la pugna?40
   Suscitiam, replicava il saettante
Figlio di Giove, suscitiam la forte
Alma d’Ettorre a provocar qualcuno
De’ prodi Achivi a singolar tenzone:
E indignati gli Achivi un valoroso45