Pagina:Iliade (Monti).djvu/187

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176 iliade v.351

Alla notte obbedir. - Dimandi Ettorre
Questa tregua, rispose il fiero Aiace:
Primo ei tutti sfidonne, e primo ei chiegga.
Ritirerommi, se l’esempio ei porga.
   E l’illustre rival tosto riprese:355
Aiace, i numi ti largir cortesi
Pari alla forza ed al valore il senno,
E nel valor tu vinci ogni altro Acheo.
Abbian riposo le nostr’armi, e cessi
La tenzon. Pugneremo altra fïata360
Finchè la Parca ne divida, e intera
All’uno o all’altro la vittoria doni.
Or la notte già cade, e della notte
Romper non dêssi la ragion. Tu riedi
Dunque alle navi a rallegrar gli Achivi,365
I congiunti, gli amici. Io nella sacra
Città rïentro a serenar de’ Teucri
Le meste fronti e le dardanie donne,
Che in lunghi pepli avvolte appiè dell’are
Per me si stanno a supplicar. Ma pria370
Di dipartirci, un mutuo dono attesti
La nostra stima: e gli Achei poscia e i Teucri
Diran: Costoro duellâr coll’ira
Di fier nemici, e separârsi amici.
   Così dicendo, la sua propria spada375
Gli presentò d’argentei chiovi adorna
Con fulgida vagina ed un pendaglio
Di leggiadro lavoro; Aiace a lui
Il risplendente suo purpureo cinto.
   Così divisi, agli Achei l’uno, ai Teucri380
L’altro avvïossi. Esilarârsi i Teucri,
Vivo il lor duce ritornar veggendo
Dalla forza scampato e dall’invitte
Mani d’Aiace; e trepidanti ancora