Pagina:Iliade (Monti).djvu/193

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182 iliade v.555

E circondato d’un’immensa fossa555
Senza offerir solenni ostie agli Dei?
Di cotant’opra andrà certo la fama
Ovunque giunge la divina luce,
E il grido morirà delle sacrate
Mura che al re Laomedonte un tempo560
Intorno ad Ilïone Apollo ed io
Edificammo con assai fatica.
   Che dicesti? sdegnoso gli rispose
L’adunator de’ nembi: altro qualunque
Iddio di forza a te minor potrebbe565
Di questo paventar. Ma del possente
Enosigéo la gloria al par dell’almo
Raggio del sole splenderà per tutto.
Or ben: sì tosto che gli Achei faranno
Veleggiando ritorno al patrio lido,570
E tu quel muro abbatti e tutto quanto
Sprofondalo nel mare, e d’alta arena
Coprilo sì che ogni orma ne svanisca.
   In questo favellar l’astro s’estinse
Del giorno, e l’opra degli Achei fu piena.575
Della sera allestite indi le mense
Per le tende, cibâr le opime carni
Di scannati giovenchi, e ristorârsi
Del vino che recato avean di Lenno
Molti navigli; e li spediva Eunéo580
D’Issipile figliuolo e di Giasone.
Mille sestieri in amichevol dono
Eunéo ne manda ad ambedue gli Atridi;
Compra il resto l’armata, altri con bronzo,
Altri con lame di lucente ferro;585
Qual con pelli bovine, e qual col corpo
Del bue medesmo, o di robusto schiavo.
   Lieto adunque imbandîr pronto convito