Pagina:Iliade (Monti).djvu/192

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v.521 libro settimo 181

Che mal se ne potea, senza lavarli,
Ravvisar le sembianze. Alfin trovati
E conosciuti li ponean su i mesti
Plaustri piangendo. Ma di Priamo il senno
Non consentía del pianto a’ suoi lo sfogo:525
Quindi afflitti, ma muti, al rogo i Teucri
Diero a mucchi le salme; ed arse tutte,
Col cuor serrato alla città tornaro.
   D’un medesmo dolor rotti gli Achei
I lor morti ammassâr sovra la pira,530
E come gli ebbe la funerea fiamma
Consumati, del mar preser la via.
   Non biancheggiava ancor l’alba novella,
Ma il barlume soltanto antelucano,
Quando d’Achei dintorno all’alto rogo535
Scelto stuolo affollossi. E primamente
Alzâr dappresso a quello una comune
Tomba agli estinti, ed alla tomba accanto
Una muraglia a edificar si diero
D’alti torrazzi ghirlandata, a schermo540
Delle navi e di sè: porte vi fêro
Di salda imposta, e di gran varco al volo
De’ bellicosi cocchi: indi lunghesso
L’esterno muro una profonda e vasta
Fossa scavâr di pali irta e gremita.545
Degli Achei la stupenda opra tal era.
   La contemplâr maravigliando i numi
Seduti intorno al Dio de’ tuoni, e irato
Sì prese a dir l’Enosigéo Nettunno:
Giove padre, chi fia più tra’ mortali,550
Che gl’Immortali in avvenir consulti,
E n’implori il favor? Vedi tu quale
E quanto muro gli orgogliosi Achei
Innanti alle lor navi abbian costrutto