Pagina:Iliade (Monti).djvu/196

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ILIADE

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LIBRO OTTAVO


ARGOMENTO

Giove, dopo aver interdetto minacciosamente agli Dei di prender parte nella guerra di Troia, discende sul monte Ida a rimirare la battaglia. Da prima si combatte da ambe le parti con eguale fortuna. Giove, avendo pesato i fati de’ Troiani e de’ Greci, e prevalendo quello de’ Troiani, atterrisce i Greci con un fulmine. Dopo vari fatti, questi sono sconfitti. Giunone e Minerva, scese per soccorrerli, sono richiamate da Iride per comando di Giove. Consesso degli Dei. Rimproveri di Giove a Giunone: sue parole, e brusca risposta del Dio. La battaglia cessa al venire della notte. Parlata di Ettore ai Troiani. Per suo ordine si accendono dei fuochi nelle case della città, ed i vecchi ed i giovanetti vegliano alla custodia delle mura: i guerrieri accendono essi pure de’ fuochi e passano la notte fra i conviti nel campo e sotto le armi, onde impedire che i Greci non fuggano di soppiatto col favore delle tenebre.


G spiegava l’aurora il croceo velo
Sul volto della terra, e co’ Celesti
Su l’alto Olimpo il folgorante Giove
Tenea consiglio. Ei parla, e riverenti
Stansi gli Eterni ad ascoltar: M’udite5
Tutti, ed abbiate il mio voler palese;
E nessuno di voi nè Dio nè Diva
Di frangere s’ardisca il mio decreto,
Ma tutti insieme il secondate, ond’io
L’opra, che penso, a presto fin conduca.10