Pagina:Iliade (Monti).djvu/205

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194 iliade v.283

Che simigliante al rapido Gradivo
Infurïava col favor di Giove.
E ben le navi avría messe in faville,285
Se l’alma Giuno in cor d’Agamennóne
Il pensier non ponea di girne attorno
Ratto egli stesso a incoraggiar gli Achivi.
Per le tende egli dunque e per le navi
Sollecito correa, raccolto il grande290
Purpureo manto nel robusto pugno:
E cotal su la negra capitana
D’Ulisse si fermò, che vasta il mezzo
Dell’armata tenea, donde distinta
D’ogni parte mandar potea la voce295
Fin d’Aiace e d’Achille al padiglione,
Che l’eguali lor prore ai lati estremi,
Nel valor delle braccia ambo securi,
Avean dedotte all’arenoso lido.
Di là fec’egli rimbombar sul campo300
Quest’alto grido: Svergognati Achivi,
Vitupéri nell’opre e sol d’aspetto
Maravigliosi! dove dunque andaro
Gli alteri vanti che menammo un giorno
Di prodezza e di forza? In Lenno queste305
Fur le vostre burbanze allor che l’epa
V’empiean le polpe de’ giovenchi uccisi,
E le ricolme tazze inghirlandate
Si venían tracannando, e si dicea
Che un sol per cento e per dugento Teucri,310
Un sol Greco valea nella battaglia.
Ed or tutti ne fuga un solo Ettorre,
Che ben tosto farà di queste navi
Cenere e fumo. O Giove padre, e quale
Altro mai re di tanti danni afflitto,315
Di tanto disonor carco volesti?