Pagina:Iliade (Monti).djvu/221

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210 iliade v.14

Di qua, di là s’aggira, ed agli araldi
Comanda di chiamar tutti in segreto15
Ad uno ad uno i duci a parlamento.
Come fûro adunati, e mesti in volto
S’assisero, levossi Agamennóne.
Lagrimava simíle a cupo fonte
Che tenebrosi da scoscesa rupe20
Versa i suoi rivi; e dal profondo seno
Messo un sospiro, cominciò: Diletti
Principi Argivi, in una ria sciagura
Giove m’avvolse. Dispietato! ei prima
Mi promise e giurò che al suol prostrate25
D’Ilio le mura, glorïoso in Argo
Avrei fatto ritorno; ed or mi froda
Indegnamente, e dopo tante in guerra
Estinte vite, di partir m’impone
Inonorato. Il piacimento è questo30
Del prepotente nume, che già molte
Spianò cittadi eccelse, e molte ancora
Ne spianerà, chè immenso è il suo potere.
Dunque al mio detto obbediam tutti, al vento
Diam le vele, fuggiamo alla diletta35
Paterna terra, chè dell’alta Troia
Lo sperato conquisto è vana impresa.
   Ammutîr tutti a queste voci, e in cupo
Lungo silenzio si restâr dolenti
I figli degli Achei. Lo ruppe alfine40
Il bellicoso Dïomede, e disse:
   Atride, al torto tuo parlar col vero
Libero dir, che in libero consesso
Lice ad ognun, risponderò. Tu m’odi
Senza disdegno. Osasti, e fosti il primo,45
Alla presenza degli Achei pur dianzi
Vituperarmi, e imbelle dirmi, e privo