Pagina:Iliade (Monti).djvu/229

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218 iliade v.285

Spartía lo stesso Achille, assiso in faccia285
Ad Ulisse col tergo alla parete.
Ciò fatto, ingiunse al suo diletto amico
Le sacre offerte ai numi; e quei nel foco
Le primizie gettò. Stesero tutti
Allor le mani all’imbandito cibo.290
   Come fur sazi, fe’ degli occhi Aiace
Al buon Fenice un cotal cenno: il vide
Lo scaltro Ulisse, e ricolmato il nappo,
Al grande Achille propinollo, e disse:
   Salve, Achille; poc’anzi entro la tenda295
D’Atride, ed ora nella tua di lieto
Cibo noi certo ritroviam dovizia;
Ma chi di cibo può sentir diletto
Mentre sul capo ci veggiam pendente
Un’orrenda sciagura, e sul periglio300
Delle navi si trema? E periranno,
Se tu, sangue divin, non ti rivesti
Di tua fortezza, e non ne rechi aita.
Gli orgogliosi Troiani e gli alleati
Imminente all’armata e al nostro muro305
Han posto il campo, e mille fuochi accesi,
E fan minaccia d’avanzarsi arditi,
E le navi assalir. Giove co’ lampi
Del suo favor gli affida; Ettore i truci
Occhi volgendo d’ogni parte, e molto310
Delle sue forze altero e del suo Giove,
Terribilmente infuria, e non rispetta
Nè mortali nè Dei (tanto gl’invade
Furor la mente), e della nuova aurora
Già le tardanze accusa, e freme, e giura315
Di venirne a schiantar di propria mano
Delle navi gli aplustri, ed a scagliarvi
Dentro le fiamme, e incenerirle tutte,