Pagina:Iliade (Monti).djvu/23

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12 iliade v.346

Ed io pur con eroi son visso un tempo
Di voi più prodi, e non fui loro a vile:
Ned altri tali io vidi unqua, né spero
Di riveder più mai, quale un Drïante
Moderator di genti, e Piritóo,350
Céneo ed Essadio e Polifemo uom divo,
E l’Egíde Teseo pari ad un nume.
Alme più forti non nudría la terra,
E forti essendo combattean co’ forti,
Co’ montani Centauri, e strage orrenda355
Ne fean. Con questi, a lor preghiera, io spesso
Partendomi da Pilo e dal lontano
Apio confine, a conversar venía,
E secondo mie forze anch’io pugnava.
Ma di quanti mortali or crea la terra360
Niun potría pareggiarli. E nondimeno
Da quei prestanti orecchio il mio consiglio
Ed il mio detto obbedïenza ottenne.
E voi pur anco m’obbedite adunque,
Chè l’obbedirmi or giova. Inclito Atride,365
Deh non voler, sebben sì grande, a questi
Tor la fanciulla; ma ch’ei s’abbia in pace
Da’ Greci il dato guiderdon consenti:
Nè tu cozzar con inimico petto
Contra il rege, o Pelíde. Un re supremo,370
Cui d’alta maestà Giove circonda,
Uguaglianza d’onore unqua non soffre.
Se generato d’una diva madre
Tu lui vinci di forza, ei vince, o figlio,
Te di poter, perchè a più genti impera.375
Deh pon giù l’ira, Atride, e placherassi
Pure Achille al mio prego, ei che de’ Greci
In sì ria guerra è principal sostegno.
Tu rettissimo parli, o saggio antico,