Pagina:Iliade (Monti).djvu/22

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v.312 libro primo 11

Per questo scettro (che diviso un giorno
Dal montano suo tronco unqua nè ramo
Nè fronda metterà, nè mai virgulto
Germoglierà, poichè gli tolse il ferro315
Con la scorza le chiome, ed ora in pugno
Sel portano gli Achei che posti sono
Del giusto a guardia e delle sante leggi
Ricevute dal ciel), per questo io giuro,
E invïolato sacramento il tieni:320
Stagion verrà che negli Achei si svegli
Desiderio d’Achille, e tu salvarli
Misero! non potrai, quando la spada
Dell’omicida Ettór farà vermigli
Di larga strage i campi: e allor di rabbia325
Il cor ti roderai, chè sì villana
Al più forte de’ Greci onta facesti.
   Disse; e gittò lo scettro a terra, adorno
D’aurei chiovi, e s’assise. Ardea l’Atride
Di novello furor, quando nel mezzo330
Surse de’ Pilii l’orator, Nestorre
Facondo sì, che di sua bocca usciéno
Più che mel dolci d’eloquenza i rivi.
Di parlanti con lui nati e cresciuti
Nell’alma Pilo ei già trascorse avea335
Due vite, e nella terza allor regnava.
Con prudenti parole il santo veglio
Così loro a dir prese: Eterni Dei!
Quanto lutto alla Grecia, e quanta a Príamo
Gioia s’appresta ed a’ suoi figli e a tutta340
La dardania città, quando fra loro
Di voi s’intenda la fatal contesa,
Di voi che tutti di valor vincete
E di senno gli Achei! Deh m’ascoltate,
Chè minor d’anni di me siete entrambi;345