Pagina:Iliade (Monti).djvu/233

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
222 iliade v.421

Cittadi; ne conquisi undici a piede
Dintorno ai campi d’Ilïon; da tutte
Molte asportai pregiate spoglie, e tutte
All’Atride le cessi, a lui che inerte
Rimasto indietro, nell’avare navi425
Le ricevea superbo, e dividendo
Altrui lo peggio riserbossi il meglio;
O s’alcun dono agli altri duci ei fenne,
Nol si ritolse almeno. Io sol del mio
Premio fui spoglio, io solo; egli la donna430
Del mio cor si ritiene, e ne gioisce.
A che mai questa degli Achei co’ Teucri
Cotanta guerra? a che raccolse Atride
Qui tant’armi? Non forse per la bella
Elena? Ma l’amor delle consorti435
Tocca egli forse il cor de’ soli Atridi?
Ogni buono, ogni saggio ama la sua,
E tienla in pregio, siccom’io costei
Carissima al mio cor, quantunque ancella.
Or ch’egli dalle man la mi rapío440
Con fatto iniquo, di piegar non tenti
Me da sue frodi ammaestrato assai.
Teco, Ulisse, e co’ suoi re tanti ei dunque
Consulti il modo di sottrar l’armata
Alle fiamme nemiche. E quale ha d’uopo445
Ei del mio braccio? Senza me già fece
Di gran cose. Innalzato ha un alto muro,
Lungo il muro ha scavato un largo e cupo
Fosso, e nel fosso un gran palizzo infisse.
Mirabil opra! che dal fiero Ettorre450
Nol fa sicuro ancor, da quell’Ettorre
Che, mentre io parvi fra gli Achei, scostarsi
Non ardìa dalle mura, o non giugnea
Che sino al faggio delle porte Scee.