Pagina:Iliade (Monti).djvu/275

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264 iliade v.145

L’un frutto d’Imeneo, l’altro d’Amore.145
Veníano entrambi sul medesmo cocchio
I fratelli: reggeva Iso i destrieri,
Antifo combattea. Sul balzo d’Ida
Aveali un giorno sopraggiunti Achille,
Mentre pascean le gregge, e di pieghevoli150
Vermene avvinti, e poi disciolti a prezzo.
Ed or l’Atride Agamennón coll’asta
Spalanca ad Iso tra le mamme il petto,
Fiede di brando Antifo nella tempia,
E lo spiomba dal cocchio. Immantinente155
Delle bell’armi li dispoglia entrambi,
Chè ben li conoscea dal dì che Achille
Dai boschi d’Ida prigionier li trasse
Seco alle navi, ed ei notonne i volti.
   Come quando un lïon nel covo entrato160
D’agil cerva, ne sbrana agevolmente
I pargoli portati, e li maciulla
Co’ forti denti mormorando e sperde
L’anime tenerelle; la vicina
Misera madre, non che dar soccorso,165
Compresa di terror fugge veloce
Per le dense boscaglie, e trafelando
Suda al pensier della possente belva:
Così nullo de’ Troi poteo da morte
Salvar que’ due: ma tutti anzi le spalle170
Conversero agli Achivi. Assalse ei dopo
Ippoloco e Pisandro, ambo figliuoli
Del bellicoso Antímaco, di quello
Che da Paride compro per molt’oro
E ricchi doni, d’Elena impedía175
Il rimando al marito. I figli adunque
Di costui colse al varco Agamennóne
Sovra un medesmo carro ambo volanti,