Pagina:Iliade (Monti).djvu/276

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v.179 libro undecimo 265

E turbati e smarriti; chè pel campo
Sfrenaronsi i destrieri, e dalla mano180
Le scorrevoli briglie eran cadute.
Come lïon fu loro addosso, e quelli
S’inginocchiâr, dal carro supplicando:
Lasciane vivi, Atride, e di riscatto
Gran pezzo n’otterrai. Molta risplende185
Nella magion d’Antímaco ricchezza,
D’oro, di bronzo e lavorato ferro.
Di questo il padre ti darà gran pondo
Per la nostra riscossa, ov’egli intenda
Vivi i suoi figli nelle navi achee.190
   Così piangendo supplicâr con dolci
Modi, ma dolce non rispose Atride.
Voi d’Antímaco figli? di colui
Che nel troiano parlamento osava
D’Ulisse e Menelao, venuti a Troia195
Ambasciatori, consigliar la morte?
Pagherete voi dunque ora del padre
L’indegna offesa. - Sì dicendo, immerge
L’asta in petto a Pisandro, e giù dal carro
Supin lo stende sul terren. Ciò visto,200
Balza Ippoloco al suolo, e lui secondo
Spaccia l’Atride; coll’acciar gli pota
Ambe le mani, e poi la testa, e lungi
Come paléo la scaglia a rotolarsi
Fra la turba. Lasciati ivi costoro,205
Fulminando si spinge nel più caldo
Tumulto della pugna, e l’accompagna
Molta mano d’Achei. Fan strage i fanti
De’ fanti fuggitivi, i cavalieri
De’ cavalier. Si volve al ciel la polve210
Dalle sonanti zampe sollevata