Pagina:Iliade (Monti).djvu/277

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266 iliade v.212

De’ fervidi corsieri, e Agamennóne
Sempre insegue ed uccide, e gli altri accende.
   Come quando s’appiglia a denso bosco
Incendio struggitor, cui gruppo aggira215
Di fiero vento e d’ogni parte il gitta:
Cadono i rami dall’invitta fiamma
Atterrati e combusti; a questo modo
Sotto l’Atride Agamennón le teste
Cadean de’ Teucri fuggitivi; e molti220
Colle chiome sul collo fluttuanti
Destrier traean pel campo i vôti carri,
Sgominando le file, ed il governo
Desiderando de’ lor primi aurighi:
Ma quei giacean già spenti, agli avoltoi225
Gradita vista, alle consorti orrenda.
   Fuori intanto dell’armi e della polve,
Delle stragi, del sangue e del tumulto
Condusse Giove Ettór. Ma gl’inseguiti
Teucri dritto al sepolcro del vetusto230
Dardanid’Ilo verso il caprifico
La piena fuga dirigean, bramosi
Di ripararsi alla cittade; e sempre
Gl’incalza Atride, e orrendo grida, e lorda
Di polveroso sangue il braccio invitto.235
Giunti alfine alle Scee quivi sostârsi
Vicino al faggio, ed aspettâr l’arrivo
De’ compagni pel campo ancor fuggenti,
E simiglianti a torma d’atterrite
Giovenche che lïon di notte assalta.240
Alla prima che abbranca ei figge i duri
Denti nel collo, e avidamente il sangue
Succhiatone, n’incanna i palpitanti
Visceri: e tale gl’inseguía l’Atride
Sempre il postremo atterrando, e quei sempre245