Pagina:Iliade (Monti).djvu/278

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v.246 libro undecimo 267

Spaventati fuggendo: e giù dal cocchio
Altri cadea boccone, altri supino
Sotto i colpi del re che innanzi a tutti
Oltre modo coll’asta infurïava.
E già in cospetto gli venían dell’alto250
Ilio le mura, e vi giungea; quand’ecco
Degli uomini il gran padre e degli Dei
Scender dal cielo, e maestoso in cima
Sedersi dell’acquosa Ida, stringendo
La folgore nel pugno. Iri a sè chiama255
L’ali-dorata messaggiera, e, Vanne
Vola, le disse, Iri veloce, e ad Ettore
Porta queste parole. Infin ch’ei vegga
Tra’ primi combattenti Agamennóne
Romper le file furibondo, ei cauto260
Stíasi in disparte, e d’animar sia pago
Gli altri a far testa, e oprar le mani. Appena
O di lancia percosso o di saetta
L’Atride il cocchio monterà, si spinga
Ei ratto nella mischia. Io porgerogli265
Alla strage la forza, infin che giunga
Vincitore alle navi, e al dì caduto
Della notte succeda il sacro orrore.
   Disse; e veloce la veloce Diva
Dal giogo idéo discende al campo, e trova270
Stante in piè sul suo carro il bellicoso
Prïamide: e appressata, O tu, gli disse,
Che il consiglio d’un Dio porti nel core,
Ettore, le parole odi che Giove
Per me ti manda. Infin che Agamennóne275
Vedrai tra’ primi infurïar rompendo
De’ guerrieri le file, il piè ritira
Tu dal conflitto, e fa che col nemico
Pugni il resto de’ tuoi. Ma quando ei d’asta