Pagina:Iliade (Monti).djvu/285

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274 iliade v.484

Novellamente, ed ischivò la morte.
Perocchè il figlio di Tidéo coll’asta485
Un’altra volta l’assalía gridando:
Cane troian, di nuovo tu la scappi
Dalla Parca che già t’avea raggiunto.
Gli è Febo che ti salva, a cui, dell’armi
Entrando nel fragor, ti raccomandi.490
Ma se verrai per anco al paragone,
Ti spaccerò, s’io pure ho qualche Dio.
Qualunque intanto mi verrà ghermito
Sconterà la tua fuga. - E sì dicendo,
L’ucciso figlio di Peon spogliava.495
Ma della ben chiomata Elena il drudo
Alessandro tenea contro il Tidíde
Lo strale in cocca, standosi nascoso
Diretro al cippo sepolcral che al santo
Dardanid’Ilo, antico padre, eresse500
De’ Teucri la pietà. Curvo l’eroe
Di dosso al morto Agástrofo traea
Il varïato usbergo, ed il brocchiero
Ed il pesante elmetto, allor che l’altro
Lentò la corda, e non invan. Veloce505
Il quadrello volò, nell’ima parte
Del destro piè s’infisse, e trapassando
Conficcossi nel suolo. Uscì d’agguato
Sghignazzando il fellone, e, Sei ferito,
Glorïoso gridò; Ve’ s’io t’ho colto510
Pur finalmente! Oh t’avess’io trafitta
Più vital fibra, e tolta l’alma! Avrebbe
Dall’affanno dell’armi respirato
Il popolo troiano a cui se’ orrendo
Come il leone alle belanti agnelle.515
   Villan, cirrato arciero, e di fanciulle
Vagheggiator codardo (gli rispose