Pagina:Iliade (Monti).djvu/295

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284 iliade v.824

Non vidi il volto, chè veloci innanzi
Mi passâr le cavalle, e via spariro.825
   Disse; e Patróclo obbedïente al cenno
Dell’amico diletto già correa
Tra le navi e le tende. E quelli intanto
Del buon Nelíde al padiglion venuti
Dismontaro, e l’auriga Eurimedonte830
Sciolse dal carro le nelée puledre,
Mentr’essi al vento asciugano sul lido
Le tuniche sudate, e delle membra
Rinfrescano la vampa: indi raccolti
Dentro la tenda s’adagiâr su i seggi.835
Apparecchiava intanto una bevanda
La ricciuta Ecaméde. Era costei
Del magnanimo Arsínoo una figliuola
Che il buon vecchio da Tenedo condotta
Avea quel dì che la distrusse Achille,840
E a lui, perchè vincea gli altri di senno,
Fra cento eletta la donâr gli Achivi.
Trass’ella innanzi a lor prima un bel desco
Su piè sorretto d’un color che imbruna,
Sovra il desco un taglier pose di rame,845
E fresco miel sovresso, e la cipolla
Del largo bere irritatrice, e il fiore
Di sacra polve cereal. V’aggiunse
Un bellissimo nappo, che recato
Aveasi il veglio dal paterno tetto,850
D’aurei chiovi trapunto, a doppio fondo,
Con quattro orecchie, e intorno a ciascheduna
Due beventi colombe, auree pur esse.
Altri a stento l’avría colmo rimosso;
L’alzava il veglio agevolmente. In questo855
La simile alle Dee presta donzella
Pramnio vino versava; indi tritando