Pagina:Iliade (Monti).djvu/31

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20 iliade v.618

Avvedimento l’arrostiro, e poscia
Tolser tutto alle fiamme. Al fin dell’opra,
Poste le mense, a banchettar si diero,620
E del cibo egualmente ripartito
Sbramârsi tutti. Del cibarsi estinto
E del bere il desío, d’almo lïeo
Coronando il cratere, a tutti in giro
Ne porsero i donzelli, e fe’ ciascuno625
Libagion colle tazze. E così tutto
Cantando il dì la gioventude argiva,
E un allegro peána alto intonando,
Laudi a Febo dicean, che nell’udirle
Sentíasi tocco di dolcezza il core.630
   Fugato il sole dalla notte, ei diersi
Presso i poppesi della nave al sonno.
Poi come il cielo colle rosee dita
La bella figlia del mattino aperse,
Conversero la prora al campo argivo,635
E mandò loro in poppa il vento Apollo.
Rizzâr l’antenna, e delle bianche vele
Il seno dispiegâr. L’aura seconda
Le gonfiava per mezzo, e strepitoso,
Nel passar della nave, il flutto azzurro640
Mormorava dintorno alla carena.
Giunti agli argivi accampamenti, in secco
Trasser la nave su la colma arena,
E lunghe vi spiegâr travi di sotto
Acconciamente. Per le tende poi645
Si dispersero tutti e pe’ navili.
   Appo i suoi legni intanto il generoso
Pelíde Achille nel segreto petto
Di sdegno si pascea, nè al parlamento,
Scuola illustre d’eroi, nè alle battaglie650
Più comparía; ma il cor struggea di doglia