Pagina:Iliade (Monti).djvu/30

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v.584 libro primo 19

   Crise, il re sommo Agamennón mi manda
A ti render la figlia, e offrir solenne585
Un’ecatombe a Febo, onde gli sdegni
Placar del nume che gli Achei percosse
D’acerbissima piaga. - In questo dire
L’amata figlia in man gli cesse; e il vecchio
La si raccolse giubilando al petto.590
Tosto dintorno al ben costrutto altare
In ordinanza statuîr la bella
Ecatombe del Dio; lavâr le palme,
Presero il sacro farro, e Crise alzando
Colla voce la man, fe’ questo prego:595
   Dio che godi trattar l’arco d’argento,
Tu che Crisa proteggi e la divina
Cilla, signor di Ténedo possente,
M’odi: se dianzi a mia preghiera il campo
Acheo gravasti di gran danno, e onore600
Mi desti, or fammi di quest’altro voto
Contento appieno. La terribil lue,
Che i Dánai strugge, allontanar ti piaccia.
   Sì disse orando, ed esaudillo il nume.
Quindi fin posto alle preghiere, e sparso605
Il salso farro, alzar fêr suso in prima
Alle vittime il collo, e le sgozzaro.
Tratto il cuoio, fasciâr le incise cosce
Di doppio omento, e le coprîr di crudi
Brani. Il buon vecchio su l’accese schegge610
Le abbrustolava, e di purpureo vino
Spruzzando le venía. Scelti garzoni
Al suo fianco tenean gli spiedi in pugno
Di cinque punte armati: e come fûro
Rosolate le coste, e fatto il saggio615
Delle viscere sacre, il resto in pezzi
Negli schidoni infissero, con molto