Pagina:Iliade (Monti).djvu/315

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304 iliade v.359

Sorgea rumor per tutto il lungo muro.
Ma nè i Troiani nè l’illustre Ettorre360
N’avrían le porte spezzato e le sbarre,
Se alfin contro gli Achei non incitava
Giove l’ardir del figlio Sarpedonte,
Quale in mandra di buoi fiero lïone.
Imbracciossi l’eroe subitamente365
Il bel rotondo scudo, ricoperto
Di ben condotto sottil bronzo, e dentro
V’avea l’industre artefice cucito
Cuoi taurini a più doppi, e orlato intorno
D’aurea verga perenne il cerchio intero.370
Con questo innanzi al petto, e nella destra
Due lanciotti vibrando, incamminossi
Qual montano lïon che, stimolato
Da lunga fame e dal gran cor, l’assalto
Tenta di pieno ben munito ovile;375
E quantunque da’ cani e da’ pastori
Tutti sull’armi custodito il trovi,
Senza prova non soffre esser respinto
Dal pecorile, ma vi salta in mezzo
E vi fa preda, o da veloce telo380
Di man pronta riceve aspra ferita:
Tale il divino Sarpedon dal forte
Suo cor quel muro ad assalir fu spinto
E a spezzarne i ripari. E volto a Glauco
D’Ippoloco figliuol, Glauco, gli disse,385
Perchè siam noi di seggio, e di vivande
E di ricolme tazze innanzi a tutti
Nella Licia onorati ed ammirati
Pur come numi? Ond’è che lungo il Xanto
Una gran terra possediam d’ameno390
Sito, e di biade fertili e di viti?
Certo acciocchè primieri andiam tra’ Licii