Pagina:Iliade (Monti).djvu/336

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v.51 libro decimoterzo 3

Una fiamma sembianti o una procella,
Affollati, indefessi, e d’alte grida
L’aria empiendo i Troiani e furïando
Seguon d’Ettore i passi, il cor ripieni
Della speranza d’occupar le navi,55
E tra le navi sterminar gli Achei.
Ma di Calcante presa la sembianza
E la gran voce, raccendea Nettunno
Gli argolici guerrieri; e pria rivolto
Agli Aiaci gridava: Ah vi ricordi60
Che il campo achivo col valor si salva,
Non col freddo timor. Non io de’ Teucri,
Che in folla superâr l’alta muraglia,
Le ardite mani agli altri posti or temo,
Ove a tutti terran fronte gli Achei;65
Ma qui tem’io d’assai qualche sinistro,
Qui dove questo inviperito Ettorre,
Che del gran Giove si millanta figlio,
Guida i Teucri, e s’avventa come fiamma.
Ma se in mente a voi pone un qualche iddio70
Di contrastargli, e di dar core altrui,
Certo mi fo che lungi dalle navi
Respingerete il suo furor, foss’anco
Lo stesso Giove che gl’infonde ardire.
   Così parla Nettunno, e collo scettro75
Toccandoli ambidue, per le lor membra
Una divina vigoría diffuse,
Che tutta alleggerendo la persona
Alle man polso aggiunse, ed ali al piede;
E ciò fatto, sparì colla prestezza80
Di veloce sparvier, che nella valle
Visto un augello, da scoscesa rupe
Si precipita a piombo su la preda.
   Aiace d’Oiléo s’accorse il primo