Pagina:Iliade (Monti).djvu/337

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4 iliade v.85

Del portento; e al figliuol di Telamone85
Di subito converso, Amico, ei disse,
Colui che ne parlò non egli al certo
È l’indovino augurator Calcante,
Ma qualche dell’Olimpo abitatore
Che ne prese le forme, e ne comanda90
Di pugnar per le navi. Agevolmente
Si riconosce un nume, ed io da tergo
Lui conobbi all’incesso appunto in quella
Che si partiva, e me l’avvisa il core
Che di battaglia più che mai bramoso95
Mi ferve in petto sì, che mani e piedi
Brillar mi sento del desío di pugna.
   E a me, risponde il gran Telamoníde,
A me pur brilla intorno a questa lancia
L’audace destra, e il cor mi cresce in seno,100
E l’impulso de’ piè sento di sotto
Sì, che pur solo d’azzuffarmi anelo
Coll’indomito Ettorre. - Era di questi
Tale il discorso, e tal dell’armi il caldo
Desir che in petto avea lor posto il nume.105
   Nettunno intanto degli Achei ridesta
L’ultime file, che scorate e stanche
Dal marzïal travaglio appo i navigli
Prendean respiro, e di gran duol cagione
Era loro il veder che l’alto muro110
Avean varcato con tumulto i Teucri.
Piovea lor dalle ciglia a quella vista
Un largo pianto, di scampar perduta
Ogni speranza. Ma col pronto arrivo
Le ravvivò Nettunno; e pria Leíto115
E Teucro e Dëipíro e Peneléo
E Merïone e Antíloco e Toante,
Tutti eroi bellicosi, inanimando,