Pagina:Iliade (Monti).djvu/338

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v.119 libro decimoterzo 5

Oh vergogna! esclamò, così combatte
Or dell’argiva gioventude il fiore?120
Nel valor delle vostre armi io sperava
Salve le navi: ma se voi la fiera
Pugna cessate, il dì supremo è questo
Della nostra caduta. Oh cielo! oh indegno
Spettacolo ch’io veggo, e ch’io non mai125
Possibile credea! fino alle navi
Irrompere i Troiani, essi che dianzi
Non eran osi nè un momento pure
Far fronte ai Greci, e ne fuggían la possa
Come timide cerve, che vaganti130
Per la foresta, e imbelli e senza core
Son di linci, di lupi e leopardi
L’ingorde canne a satollar serbate.
Or ecco che lontan dalla cittade
Fino alle navi la battaglia spingono135
Colpa del duce Atride e noncuranza
De’ guerrier che con esso incolloriti,
Anzi che a scampo delle navi armarsi,
Trucidar vi si fanno. E nondimeno
Benchè l’Atride eroe veracemente140
Sia di ciò tutto la cagion, per l’onta
Ch’egli fece al Pelíde, a noi non lice
A verun patto abbandonar la pugna.
Via, s’emendi l’error: le generose
Alme i lor falli a riparar son preste;145
Nè voi, sendo i più forti, onestamente
Il valor vostro rallentar potete;
Ned io col vile che pugnar ricusa
So corrucciarmi, ma con voi mi sdegno
Altamente, con voi che fatti or molli150
Ed ignavi e codardi un maggior danno
Vi preparate. In sè ciascuno adunque